Dumilanov, un anno senza E

Al di sopra dei limiti e degli obblighi che la società umana e la stessa natura impongono a me come a tutti, ho sempre pensato di godere del diritto di leggere, se non del tutto liberamente, almeno con le minime restrizioni possibili.

Poi ho scoperto che nel mio Paese un editore può motivare le proprie scelte editoriali dichiarando che «rifiuta di far sua un’accusa che qualsiasi giudizio condannerebbe».

Mi è facile supporre che questa argomentazione potrebbe con pochi ritocchi applicarsi ad un numero sterminato di opere; anzi, non vedo davvero quale editore potrebbe mai “far proprie” tutte le affermazioni di tutti gli autori che pubblica.

Sia chiaro: non discuto il diritto di un imprenditore librario di far dipendere le proprie decisioni da una stima del ritorno economico dell’investimento e dei rischi connessi; so bene quanto sono lontani i tempi in cui il rendere disponibili i prodotti letterari, scientifici, filosofici era vissuto come un compito attinente in qualche maniera alla cultura. Ciò che non tollero è l’dea che un libro possa essere rifiutato perché sgradito al ‘padrone’. Il pensiero che un qualsiasi trimalcione detti legge su cosa potranno ospitare i miei scaffali. L’assillo di dover controllare se dai dizionari non cominci già a mancare qualche parola.

Forse è prematuro allarmarsi, non siamo a questo. Ma i miei tempi di formica mi consigliano di muovermi per tempo: quando si vede arrivare la piena, in genere è tardi per filarsela.

Quindi ho deciso di inaugurare subito la mia vita “SENZA E”; di rinunciare al piacere di leggere i libri pubblicati da Einaudi (ed è un sacrificio vero).

Se il signor editore non se la sente di affrontare il rischio economico delle paventate condanne giudiziarie, dovrà rassegnarsi alla piccola, risibile perdita dei miei acquisti.

Il tempo che mi avanza, lo investirò a scrivere sciocchezze su questo blog. Pazienza.

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2 thoughts on “Dumilanov, un anno senza E

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  1. Come vedi non ti sei allarmato prematuramente. Sono più di 15 anni che sottostimiamo, usiamo eufemismi per quella che (era chiaro fin dagli inizi)nata per diventare una dittatura. Poche balle. Il Piano della P2 è andato oltre le più rosee aspettative, kiss me Licio sarà felicissimo. Ci ha spediti all’inferno e noi non ci siamo nemmeno opposti.
    Ed Einaudi come prima mossa ha “cacciato” Saramago. La cultura fa paura. Peccato che siamo una banda di ignoranti che “forse Belèn va a Sanremo!”. Pietà.

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    1. Quello che dici è sacrosanto, purtroppo.
      Però ho sbagliato l’ultima previsione, per fortuna: di tempo da dedicare a questo blog non me ne è avanzato granché… anche senza “E” ho trovato un sacco di libri da leggere! =)

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